Assai affine al polittico bolognese è generalmente riconosciuta a ragione la frammentaria Madonna col Bambino in trono tra angeli (cat. alla nota 1, II, p. 175. Torna alla mente dunque lo straordinario paradosso critico di Roberto Longhi, secondo cui: «di giotteschi nel Trecento non vi fu che Giotto stesso». Nel Palazzo del Bargello, costruito nel 1250 per il podestà e ora sede del Museo Nazionale, Giotto lasciò preziose testimonianze dell’ultimo periodo della sua attività, purtroppo andate distrutte o arrivate fino a noi in condizioni molto frammentarie. alla nota 1, I, pp. 8 a.2-c.3). 13, in Giotto e il Trecento, cit. Studi e Restauro, a cura di M. Ciatti, C. Frosinini, Firenze 1995; A. Tartuferi, cat. Gli affreschi sono riferiti al pittore da Villani, Ghiberti e Vasari, che ricorda il celebre Ritratto di Dante dipintovi da Giotto. Nonostante il pessimo stato di conservazione, emerge con chiarezza l’altissima qualità di questa tappa ulteriore dell’inarrestabile sviluppo artistico del caposcuola fiorentino. Il tono generale della narrazione è ispirato a un equilibrio che ha affascinato i critici di tutte le epoche, affannatisi a indagarne e spiegarne l’essenza più intima. alla nota 4, pp. Giotto è uno dei pittori più famosi della storia dell'arte, su di lui sono molte le leggende e gli aneddoti: eppure, di un pittore così importante neppure conosciamo il vero nome. L’unico dato incontrovertibile è rappresentato dalla qualità esecutiva della serie, che è molto alta. La storia della pittura si svolge dalla preistoria al mondo contemporaneo e comprende raffigurazioni eseguite con varie tecniche modificandosi in base alla funzione dell'arte nel suo contesto storico e culturale. 101-111. 48) del transetto destro e numerose altre parti di questi affreschi si rivelano fra i brani più alti della produzione giottesca. Nel laterale sinistro, la Crocifissione di san Pietro e, nel tondo della cuspide, il Sacrificio di Isacco; nel laterale destro, la Decapitazione di san Paolo e Mosè nel tondo. Sostanzialmente coevo agli affreschi Peruzzi appare piuttosto, sulla base dello stile, il cosiddetto Polittico di Santa Reparata (cat. Le rovinatissime pitture murali della cappella Peruzzi (cat. Un percorso indiziario tra fonti, collaboratori e seguaci, in Giotto e il Trecento, cit. 584-596. Alcune scene, quali per esempio il Noli me tangere e la Maddalena comunicata da san Massimino e assunta in cielo (cat. La Dormitio Virginis (cat. Il soggiorno napoletano, il confronto a distanza con l’arte di Simone Martini e il contatto ravvicinato con lo scultore Giovanni di Balduccio possono contribuire a spiegare questo sviluppo del pittore al culmine della sua fama36. Sulla questione si vedano inoltre le osservazioni di D. Thiébaut, cat. Le due scene che compaiono anche nella cappella dell’Arena, la Resurrezione di Lazzaro e il Noli me tangere (cat. Secondo la tradizione fu maestro di Giotto che scelse come allievo dopo averlo visto disegnare, con estrema bravura, delle … Di un’altra grande impresa padovana del pittore toscano, il ciclo di argomento astrologico eseguito nel Palazzo della Ragione, non rimane purtroppo alcuna testimonianza13. Se questa ipotesi dovesse essere confermata, Giotto si rivelerebbe – in maniera perfettamente ammissibile per un artista del suo calibro – anche in possesso di una sensibilità da straordinario miniatore. I due angeli con le vesti di colore verde che si accostano al gruppo divino centrale esprimono concetti spirituali assai rilevanti: quello di sinistra reca una corona, attributo di Maria, regina del cielo, mentre l’altro offre a Gesù una pisside eucaristica per le ostie, con un’evidente allusione alla futura Passione di Cristo. A riprova inequivocabile dell’inesausta predisposizione al rinnovamento del grande artista, sin qui sempre incline alle suggestioni spaziali, è al contrario l’assenza di qualsiasi indicazione di spazialità concreta, al punto che le tavole con schiere di santi che affiancano l’Incoronazione della Vergine al centro potrebbero essere moltiplicate a piacimento senza che ciò si rifletta in maniera significativa nell’aspetto complessivo34. Le fonti parlano anche di Storie dell’Apocalisse affrescate da Giotto in Santa Chiara, delle quali nulla è arrivato ai giorni nostri; un riflesso preciso di questa impresa potrebbe esserci stato però tramandato dalle due spettacolari tavole della Staatsgalerie di Stoccarda con Quarantaquattro episodi dell’Apocalisse, che furono tra i dipinti più ammirati nella mostra giottesca fiorentina del 2000 e che Boskovits ritiene essere i modelli preparatori per la perduta decorazione di Santa Chiara. Questo anonimo fu uno dei maggiori artisti della città nella prima metà del Trecento e, specialmente nella fase più antica della sua attività, si presenta come un interprete attento e assai puntuale del caposcuola fiorentino. alla nota 11, pp. Giotto venne celebrato da sommi poeti e letterati come Dante, Petrarca e Boccaccio, che gli riconobbero il merito di aver reinventato la pittura occidentale. Si colloca giusto al principio del secondo decennio del secolo l’avvio di una nuova fase del percorso giottesco, caratterizzata da una fondamentale evoluzione del linguaggio gotico che avrà conseguenze assai rilevanti per la pittura italiana trecentesca. 241-251. di Angelo Tartuferi - Eppure, se si ha la pazienza di andare oltre questa prima impressione, si possono riscontrare agevolmente numerosi elementi di continuità fra i due cicli, non soltanto sotto il profilo morfologico, ma anche per ciò che concerne la concezione naturalistica. Come è stato rilevato giustamente da più di uno studioso, le parti autografe di Giotto appaiono oggi piuttosto marginali poiché furono le prime ad essere dipinte dal grande artista, che poi lasciò l’esecuzione del lavoro nelle mani di due fedeli collaboratori, i cosiddetti Maestro di San Nicola e Maestro Espressionista di Santa Chiara, alias Palmerino di Guido. Dopo gli esperimenti cromatici realizzati negli affreschi della cappella degli Scrovegni e in quella della Maddalena, il linguaggio giottesco raggiunge in queste pitture i suoi vertici, rivelando per la prima volta, come è stato osservato, un «Giotto colorista». 11 Per la cimasa del crocifisso si veda F. Zeri, Due appunti su Giotto, in «Paragone», VIII, 1957, 85, pp. Il nome del vizio o della virtù è scritto in alto in latino e indica chiaramente che cosa rappresentino queste immagini. alla nota 4, pp. 173-175; e A. Tartuferi, cat. Pertanto, ammettendo che gli affreschi della cappella di San Nicola – o, per essere più precisi, le ridotte porzioni di autografia giottesca in essi riscontrabili – siano databili indicativamente al volgere del secolo, il fondamentale, fruttuoso soggiorno riminese dovrebbe cadere nel biennio 1300-1302. Tuttavia, così come si riscontra in tutte le fasi dell’attività del maestro, non è agevole indicare brani pittorici all’interno delle sue opere che possano essere inequivocabilmente assegnati ad altri artisti conosciuti. S. Romano, La O di Giotto, Milano 2008. alla nota 17, pp. Il monaco Teofilo, nella prima metà del XII secolo, riporta l’uso della tecnica nel suo trattato De diversis artibus . 72 b), canonizzato nel 1317, che fornisce un termine post quem per gli affreschi. La Croce di San Felice in Piazza s’impose come uno dei prototipi fondamentali del tema per gli artisti fiorentini fino allo scadere del secolo. alla nota 1, II, p. 176; T. Bohl, cat. Cennino Cennini, alla fine dl Trecento aveva già affermato che Giotto “volse la pittura da greco in latino” intendendo che egli aveva abbandonato i rigidi schemi della pittura bizantina, per aprire un nuovo capitolo della pittura occidentale basata sul “racconto” attraverso i cicli di affreschi degli eventi sacri. alla nota 9, pp. Ben più importante e, soprattutto, incommensurabile appare l’eredità ideale del grande pittore, che difficilmente può essere attribuita a un artista in particolare. Tra gli aspetti basilari del linguaggio giottesco occorre includere pertanto la sintesi culturale del tutto inedita fra l’arte antica e l’arte assai vitale e sfaccettata del tardo Duecento, arricchita inoltre da apporti fondamentali derivanti dalla cultura gotica francese3. Gli studiosi hanno riunito un piccolo gruppo di dipinti legati da un’indiscutibile omogeneità stilistica che lasciano intravedere una variante pittorica caratterizzata da un linguaggio di gran lunga più aspro e popolareggiante di quello giottesco. considerato uno dei padri della pittura italiana. La cappella della Maddalena segna una tappa importante negli sviluppi del linguaggio giottesco, in cui l’artista pone le premesse – soprattutto sotto il profilo cromatico e della stesura pittorica – per la vasta decorazione del transetto e delle vele della crociera della basilica inferiore di San Francesco. È stata ormai giustamente accantonata l’ascrizione a Giotto del celebre frammento d’affresco della basilica di San Giovanni in Laterano raffigurante con ogni probabilità L’insediamento di Bonifacio VIII al Laterano dopo l’elezione al soglio pontificio, opera evidente di un seguace romano di Pietro Cavallini. 37 A. Tartuferi, cat. Gli indizi storici convergono nell’individuare come periodo più probabile per la loro esecuzione quello tra il settembre 1314 e l’ottobre 1320, quando Giotto non risulta documentato a Firenze. 75) del Museo Horne a Firenze fosse davvero in origine appartenente al medesimo polittico. alla nota 36, p. 172; P. Di Simone, cat. La composizione assai raffinata, le figure esili e allungate e l’acuta definizione delle caratterizzazioni fisionomiche sono alcune delle componenti fondamentali del dipinto che si ritroveranno in quasi tutti gli artisti fiorentini più importanti operosi nella prima metà del secolo. <>>> In prossimità di questo momento del percorso giottesco sono state giudicate – tra gli altri, anche da chi scrive – le due poco più che minuscole tavolette raffiguranti rispettivamente San Francesco e San Giovanni Battista, paragonate stupendamente da Luciano Bellosi a una fetta biscottata, che appartennero nell’ultimo quarto del Novecento al grande antiquario-collezionista Carlo De Carlo e sono oggi di proprietà dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Anche la data di nascita è incerta, ma il 1267 appare … Per parte mia vorrei far notare che l’impostazione e il taglio visivo dei due tondi rinvia in maniera piuttosto esplicita alle figure di santi all’interno dei polilobi che affiancano il corpo di Gesù nell’affascinante Croce dipinta del Maestro di Figline in Santa Croce a Firenze. Vale la pena riaffermare che il polittico è una delle opere più affascinanti e ‘fiorentine’ del pittore, che esercitò un’influenza decisiva sia sugli artisti suoi coetanei (il Maestro della Santa Cecilia e Lippo di Benivieni), sia sulla prima generazione dei pittori giotteschi, da Bernardo Daddi a Taddeo Gaddi, dal Maestro della Cappella Medici al giovane Jacopo del Casentino. 1, in Giotto e il Trecento, cit. Gli affreschi della cappella degli Scrovegni a Padova, eseguiti all’incirca un decennio dopo quelli di Assisi, sembrano in effetti a una prima occhiata opera di una personalità artistica affatto diversa. Nelle Storie dell’infanzia di Cristo (cat. Giotto, Natività e annuncio ai pastori (1303-1305, Padova, Cappella degli Scrovegni). La pronunciata dedicazione mariana della tavola può rendere ragione, almeno in parte, dell’assenza di san Pietro. 20 M. Boskovits, Il Crocifisso di Giotto, cit. Della sua attività all’interno della basilica del Santo restano nella cappella delle Benedizioni alcuni Busti di sante (cat. Se il frammento di Borgo San Lorenzo (cat. 607-617; C. Frosinini, Giotto “svelato”: la cappella Peruzzi di Giotto alla luce dell’illuminazione in ultravioletto riflesso, ibid., pp. Nel 1490, in pieno Rinascimento, la sua fama era talmente stabile e storicizzata che fu decisa la costruzione di un monumento celebrativo all’interno del Duomo fiorentino, con l’effigie dell’artista scolpita da Benedetto da Maiano e accompagnata da un’epigrafe di Agnolo Poliziano. 618-622. alla nota 1, II, pp. Appare assai plausibile l’ipotesi che l’esecuzione di tale impresa sia da riportare agli anni della legazione umbra del cardinale Napoleone Orsini, vale a dire tra il 1300 e il 13019. 7, in Giotto e il Trecento, cit. Sono state avanzate molte ipotesi circa la destinazione di quest’opera: l’altare della cappella Bardi in Santa Croce a Firenze, oppure l’altar maggiore della chiesa di San Francesco a Rimini, ma l’ipotesi più allettante sembrerebbe quella dell’appartenenza al complesso d’altare citato da Giorgio Vasari per la chiesa di San Francesco a Sansepolcro. 11-12, 16-17. endobj Vizi e virtù vanno invece letti entrambi dalla controfacciata all'altare. In passato alcuni hanno indicato per le Storie dell’infanzia di Cristo l’attribuzione al cosiddetto Parente di Giotto e per le vele quella a un non meno misterioso Maestro delle Vele. 29 Cfr. 34 Per il Polittico Baroncelli e la cuspide del Museum of Art di San Diego, si vedano: G. Corso, cat. Visualizza altre idee su arte gotica, storia dell'arte, san francesco. 15, in Giotto e compagni, a cura di D. Thiébaut, catalogo della mostra, Paris-Milan 2013, pp. 27 a-g). 13 Per questi affreschi padovani e la bibliografia relativa si veda A. Volpe, Giotto e i Riminesi, cit. Si pensi, per esempio, ai caratteristici occhi spalancati, sovente sottolineati dai critici, che potrebbero essere interpretati come un espediente visivo per rimarcare il carattere estatico e visionario delle raffigurazioni. Lo spirito incredibilmente icastico del san Francesco, con la barbetta ispida e gli occhi vivacissimi, oppure la capigliatura e la barba del Battista, non paiono trovare per la verità riscontri davvero puntuali nel vasto repertorio giottesco. La campagna decorativa della chiesa fu iniziata dal transetto settentrionale durante il pontificato di Niccolò III Orsini (1277-1280), per opera di un grande pittore di cultura nordica (inglese o francese), che si avvalse della collaborazione di un artista di evidente matrice culturale romana, identificato da taluni studiosi con il giovane Jacopo Torriti. Taddeo Gaddi, l’allievo ufficiale di Giotto che, secondo quanto riferito da Giorgio Vasari nelle Vite, si formò nella sua bottega per ben ventiquattro anni, ne offrì verso il 1320 una delle derivazioni più precoci e puntuali nella Maestà frammentaria conservata nel Museo di Santa Verdiana a Castelfiorentino (Firenze), dipinta per la locale chiesa francescana. Una delle risposte possibili risiede forse nella formidabile sintesi culturale operata dall’artista: alcune figure sembrano sospese tra la solennità inarrivabile di certa statuaria antica e la delicatezza estenuata e ‘moderna’ del gotico francese. Anche per il Polittico Baroncelli sono state proposte le datazioni più diverse e il dibattito si è concentrato in maniera particolare sulla precedenza o meno rispetto al documentato soggiorno napoletano degli anni 1328-1333. Cimabue, grazie al suo stile personale e originale, durante il Rinascimento venne considerato uno dei padri della pittura italiana. 22 a-l); medaglioni nelle ampie fasce ornamentali con busti di Santi (cat. 2 0 obj 77 a) presentano particolari di superba qualità, dove pare di riscontrare la presenza diretta del vecchio maestro, affiancato dai collaboratori attivi nella sua bottega; brani autografi dell’ultimo Giotto si possono indicare forse anche nelle scene della Resurrezione di Lazzaro e della Morte della Maddalena39. 20 a, b) posti sulle pareti laterali dell’arco trionfale della cappella segnino il vertice assoluto dell’illusionismo spaziale per l’epoca prerinascimentale. È in questa fase dei lavori, al principio dell’ultimo decennio del Duecento, che fa la sua comparsa, nei registri più alti della navata di Assisi, la personalità autenticamente rinnovatrice del Maestro di Isacco, autore per l’appunto dei due riquadri ad affresco con Isacco benedice Giacobbe e Isacco respinge Esaù. Caratteri stilistici assai simili si riscontrano in quello che pare essere l’unico disegno seriamente accostabile a Giotto, vale a dire il foglio (inv. Nella faccia posteriore, al centro, è il Cristo benedicente in trono fra diciassette angeli e il cardinal Stefaneschi, nel tondo superiore, l’Eterno. (:27�g�`����v5���'��OpD���`J8h�TMIi��X��!c����ڗ��hp��?p ND²�=פ*����4��K�İY[i���$}���}�*�J{���y=0m���S����d)>d����9{�h����r�S�D���5�;nC�&�e6�I7��/ϥ��/�> a�G��E�:k�75jW��4�2���EX���*�A�T�w���~Dܠ�0ip�����t•�!5��K; e0h�}����e�D. <> Subito dopo l’artista fiorentino e i suoi passarono a decorare le fasce degli arconi della prima campata della navata a partire dal transetto, con ogni verosimiglianza ancora entro il pontificato di Niccolò IV (1288-1292), il primo papa francescano. 35 c) in uno dei tondi della volta, oppure la scena con Maddalena portata in cielo dagli angeli (cat. 17 Sulla Croce di San Felice in Piazza si veda il volume pubblicato in occasione del restauro, La croce giottesca di San Felice in Piazza. Le analisi tecniche condotte hanno accertato che in origine le tavole si trovavano una accanto all’altra, formando un gradino di oltre tre metri di lunghezza. 47 a-h) l’esecuzione è stupefacente sotto ogni aspetto, tuttavia colpiscono in maniera particolare la preziosità cromatica e la qualità della stesura pittorica, che fanno assumere alla volta del transetto l’aspetto di una superficie incrostata di pietre preziose. 53-54, 61, nota 23 e A. Tartuferi, Intorno a Giotto: una mostra, un libro e una proposta di attribuzione, in «Commentari», in corso di pubblicazione.