Privatamente si diventa Principi in due modi: Due esempi: uno antico, l'altro moderno per citare le azioni dei primi La religione per Machiavelli è quindi una religione di Stato, che deve essere usata per fini eminentemente politici e speculativi, uno strumento di cui il principe dispone per ottenere il consenso comune del popolo (il sostegno di quest'ultimo è ritenuto fondamentale dal segretario fiorentino per l'unità del principato stesso). Non sono presenti particolari ornamentazioni retoriche, piuttosto fa massiccio uso di paragoni e similitudini (come la metafora del centauro per evidenziare l'unione tra fisicità, energia e intelligenza che insieme costituiscono la virtù di Machiavelli) e metafore tutte basate sulla concretezza, per esempio le metafore arboree spesso presenti. Pur non essendo letteralmente uguale a quella che conosciamo, il senso è evidentemente molto simile alla sua forma popolare. Ribadito il valore degli eserciti propri. 2017/2018 Sotto il profilo della riflessione storico-politica, molto innovativo, anzi più importante per l’ampiezza e lo sviluppo del discorso, molto denso e conciso nel principe e in alcuni casi non pienamente risolto, sono i Discorsi. La virtù umana si può poi imporre alla fortuna attraverso la capacità di previsione e il calcolo accorto. E avrà sempre scarsezza di amici dei quali fidarsi perché tale Principe non può fidarsi delle situazioni presenti nei tempi di pace, quando ognuno promette ed è disposto perfino a morire (quando la morte è lontana). ... "Il Principe" di Machiavelli, capitolo 15: analisi di alcuni estratti. Perché si vede che due persone agendo diversamente l'una dall'altra pervengono al medesimo fine, e due, facendo le stesse cose, vedono l'uno arrivare e l'altro no? Ma, una volta venuti alle armi, non risaltano positivamente. Ci sono due modi di combattere: con la legge (modo proprio dell'uomo), o con la forza (modo proprio delle bestie). Non è certo il Principe l’unica opera importante di Machiavelli. Machiavelli - Il principe, capitolo XII Al centro del Principe Machiavelli inserisce due capitoli dedicati al tema delle armi. Il principe dovrà anche farsi difensore dei vicini più deboli della provincia e contemporaneamente cercare di indebolire le personalità più forti, stando attento che per nessun motivo faccia ingresso nel nuovo territorio qualcuno potente tanto quanto egli stesso. Magari è più ragionevole chiedersi quali teorie del ventesimo secolo non abbiano a che fare con Machiavelli. Si troverà che, in primo luogo, non hanno saputo amministrare le loro armi, poi che avranno avuto nemici fra il popolo. Il Principe "Il Principe" di Machiavelli: la dedica a Lorenzo de' Medici. E un Principe non creda mai di aver preso la decisione giusta, ma abbia sempre mille dubbi: la prudenza è sempre d'obbligo e consiste nel conoscere le qualità degli inconvenienti e prendere il minore per buono. XX - An arces et multa alia quae cotidie a principibus fiunt utilia an inutilia sintUtilità o inutilità delle fortezze e di molte altre cose fatte ogni giorno dai principi. Appare come un ulteriore incitamento rivolto al nuovo principe proprio dal Petrarca anche se scritto circa duecento anni prima: La virtù affronterà la furia degli stranieri; il combattimento sarà corto perché l'antico valore che fu del popolo romano nei cuori italici non è ancora morto. Perciò il Principe non deve preoccuparsi di incorrere nella reputazione di misero: questo è uno di quei vizi che lo fanno regnare. Inoltre non si può dar soddisfazione ai grandi senza offendere gli altri, ma lo si può fare al popolo, perché l'essere popolare è un fine più onesto di quello dei grandi, siccome i grandi vogliono opprimere e il popolo non vuole essere oppresso. Il "Principe" di Machiavelli Analisi sulle tematiche generali e approfondimento sul CAPITOLO XV. Le virtù morali usate a sproposito risultano causa di ruina. Si tratta senza dubbio della sua opera più nota e celebrata, quella dalle cui massime (spesso superficialmente interpretate) sono nati il sostantivo "machiavellismo" e l'ag… Riguardo a come il principe debba scegliere i collaboratori e come lavorarci. Diciamo che per quanto riguarda il disarmo dei sudditi, si può rivelare positivo quando si è di fronte a un principe nuovo con un nuovo principato, in quanto vengono gratificati quelli che armi, mentre se agisci al contrario vengono offesi, invece quando un principe conquista un provincia è necessario disarmarla, escludendo naturalmente quelli che sono stati dalla tua parte, ma col tempo indebolendo anche quest'ultimi. Nel secondo caso, quando quelli che combattono fra loro non devono essere temuti, tanto più bisogna scoprirsi ed aderire, perché se vince uno e vince col tuo aiuto, rimane a tua disposizione. La pace è fondata sulla guerra esattamente come l'amicizia è fondata sull'uguaglianza, quindi in ambito internazionale l'unica uguaglianza possibile è l'uguale potenza bellica degli Stati. E allora il Principe non è sollecitato a diventare Monarca Assoluto, perché i cittadini sono abituati a ricevere ordini dai magistrati e in quella circostanza non sono pronti ad ubbidire ai suoi. Ma soprattutto il Principe in ogni sua azione deve dar modo di sembrare un uomo grande. In politica estera deve farsi ammirare e deve stupire i sudditi con grandi imprese come Ferdinando d'Aragona, ma soprattutto deve sempre schierarsi a favore di qualcuno e mai restar neutrale in modo che il tuo alleato si senta legato da un patto di amicizia e di riconoscenza e non ti abbandoni mai. Esempio: Nabide di Sparta. Questa è una regola infallibile: un Principe che non è savio per sé stesso, non può essere consigliato bene, a meno che fortuitamente si rimettesse completamente nelle mani di uno solo che fosse prudentissimo. In conclusione: i buoni consigli da qualsiasi persona vengano, devono nascere dalla prudenza del Principe, e non la prudenza del Principe dai buoni consigli. Il pensiero di Machiavelli e il termine "machiavellico" sono spesso stati disapprovati, in gran parte a causa della scarsa comprensione del suo metodo. Questo avviene secondo: Bisogna dunque notare che l'occupatore, nell'occupare uno Stato, deve fare tutte le offese necessarie tutte insieme per potersi guadagnare gli uomini. Queste milizie sono più pericolose delle mercenarie, perché queste sono unite e compatte e ubbidienti a un solo capitano: per le altre, invece, per sopraffare chi le ha assoldate, non essendo un corpo unito, occorre maggiore occasione. Lo rende odioso, soprattutto impadronirsi delle donne e delle cose dei sudditi; se uno è fatto in tal maniera, la gente fa presto a giudicarlo leggero, effeminato, pusillanime, irresoluto; il Principe deve fuggire tutto questo e ingegnarsi che nelle sue azioni si riconosca invece grandezza, fortezza, gravità. Niccolò Machiavelli - Il Principe (1513) Capitolo ventiquattresimo. Valutazione conclusiva della sua «virtuosa» condotta politica. Insomma un Principe che abbia una città fortificata e sia ben voluto dal popolo non può essere assalito, e se pure ci fosse un ardito da farlo, rimarrà con un pugno di mosche in mano. Il trattato è dedicato a Lorenzo de Medici, ma la figura che ispira Machiavelli è Cesare Borgia, il condottiero famoso come "il Valentino". Nel primo caso, il principe rappresenta l'unica e sola autorità. Il Principe si compone di una dedica e ventisei capitoli di varia lunghezza preceduti da titoli in latino che ne sintetizzano l’argomento; l'ultimo capitolo consiste nell'appello ai de' Medici ad accettare le tesi espresse nel testo. Esempi: Giulio II e le truppe spagnole. Da queste due tendenze opposte nasce uno tra i seguenti effetti: Parlando del Principato, esso è realizzato o dal popolo o dai grandi secondo l'occasione (perché vedendo i grandi che non possono resistere al popolo, eleggono uno di loro Principe per poter mettere in atto il proprio dominio sul popolo; e al contrario vedendo il popolo che non può resistere ai grandi, attribuendo tutta la reputazione a uno di loro, l'elegge Principe per difendersi sotto la sua autorità). I grandi non avrebbero potuto far osservare a lungo le loro convinzioni se fossero stati disarmati (un esempio del contrario: Savonarola). La parsimonia invece, anche se all'inizio non ti farà godere di buona fama, dopo, vedendo che si è capaci di difendersi e di conquistare anche senza gravare sulla popolazione, ti farà considerare uomo generoso. Il secondo gruppo di capitoli, dall’XI al XIV, tratta del problema delle milizie mercenarie e degli eserciti propri: requisito indispensabile per la sopravvivenza de-gli Stati è, difatti, secondo Machiavelli, il possesso di milizie proprie. Considerando la storia di Agatocle non si potrà attribuire al Principato la fortuna, avendosi egli guadagnato i gradi della milizia con i suoi sacrifici. Ma, siccome qualche spiraglio si era acceso tale da poterlo indicare come l'inviato di Dio, al culmine delle sue azioni è stato respinto dalla sorte (l'Autore pensa a Cesare Borgia). Un principe deve fidarsi solo di poche persone sincere e veritiere che avrà scelto all'interno del suo Stato. Gli stati possono essere di due tipi: Repubbliche o Principati. di regno ben ordinato, la Francia). La religione nell'Antica Roma, che riuniva tutte le divinità del pantheon romano, è stata fonte di saldezza e unità per la Repubblica e più tardi per l'Impero, e su questo esempio illustre Machiavelli incentra il suo discorso sulla religione, criticando la religione cristiana e la Chiesa cattolica che, secondo la sua opinione, hanno un'influenza negativa sugli uomini, in quanto li induceva alla mitezza, alla rassegnazione, alla svalutazione del mondo e della vita terrena ed era la causa della mancata unità nazionale italiana. Esempio di stato acquistato con la fortuna: Cesare Borgia. Machiavelli con una figura biologica disegna due diversi modi di combattere: quello dell'uomo e quello della bestia. Un esempio di ciò può essere la vicenda degli Etoli che fecero entrare in Grecia i Romani. Il principe che voglia mantenere deve essere buono o non buono a seconda della necessità. 93 - 96. VIII. il Re di Napoli Federico d'Aragona, e il Duca di Milano Ludovico il Moro). In generale si può dire che egli fece cinque errori: annientati i potenti minori, accresciuto la potenza del papa che di per sé era già una figura potente, portato in Italia un forestiero molto potente, non venne ad abitare in Italia e non vi fece installare colonie. Ma perché il regno del Papa è divenuto così potente? Se invece il principe occupasse militarmente il nuovo stato, spenderà moltissimo, tramutando l'acquisto in perdita e facendosi molti nemici. Entrambi conquistarono il potere con un colpo di mano armato, massacrando i maggiorenti della città. Venne poi Papa Leone X Medici trovando il papato potentissimo. Gli stati acquistati sono soliti o a vivere sotto la guida di un Principe, oppure ad essere liberi, ed essi si acquisiscono o con il proprio esercito o con quello di qualcun altro o ancora per fortuna o per virtù. Un Papa animoso fu Sisto IV, ma data la brevità della loro vita, i Papi non riuscivano a fare azioni definitive. Sviluppo, Nicolaus Maclavellus ad Magnificum Laurentium MedicemNiccolò Machiavelli al magnifico Lorenzo II de' Medici, I - Quot sint genera principatuum et quibus modis acquiranturI diversi tipi di principati e i modi per conquistarli. Libro; Il Principe; Aggiungi ai miei libri. Il primo fu Alberigo conte di Cumio. Indice Voci 0 L'autore e l'opera 1 Niccolò Machiavelli 1 Il Principe 16 Sommario dei capitoli 20 Dedica 25 Testo 25 Analisi 26 Capitolo I 27 Testo 27 Analisi 27 Capitolo II 28 Testo 28 Analisi 29 Capitolo III 30 Testo 30 Analisi 33 Capitolo IV 34 Testo 34 Analisi 35 La conclusione è che è necessario a un Principe più avere amico il popolo che avere rimedi alle sue avversità. Lo fece e si assicurò che il successore di Papa Alessandro non gli togliesse i suoi possedimenti. Fu un Papa santo che rese il Papato grande in santità come i suoi predecessori lo resero grande in ricchezza. Il dovere del principe è vincere e mantenere lo stato. L'Autore dice che gli uomini e i Principi, ogni volta che ricoprono un incarico importante, sono notati ed etichettati con termini che li indicano con biasimo o con lode: liberale o misero, donatore o rapace, crudele o pietoso, fedifrago o fedele, effeminato o pusillanime, feroce o animoso, umano o superbo, lascivo o casto, leale o sleale, duro o facile, grave o leggero, religioso o ateo, ecc. XV-XXIII dedicati alla figura del principe, alle virtù che deve possedere, ai Per dare una buona immagine, il principe deve anche istituire delle feste e partecipare ai raduni di quartiere sempre però con grande maestà e dignità. Il termine virtù in Machiavelli cambia significato: la virtù è l'insieme di competenze che servono al principe per relazionarsi con la fortuna, cioè gli eventi esterni indipendenti dalla sua volontà. Machiavelli parla molto della libertà delle repubbliche: questa libertà non è la libertà dell'individualismo moderno, ma è una situazione che riguarda gli equilibri di forze nello Stato, tali per cui si deve determinare il predominio di uno solo. Ma non ci sia chi obietti secondo il proverbio comune: Chi fonda sul popolo, fonda sul fango; perché questo è vero solo quando un cittadino vi pone su le fondamenta e pensa poi che il popolo lo liberi quando è oppresso dai nemici; ci si trova in tal caso ingannati, si prenda come esempio la vicenda di Tiberio e Caio Gracco nell'antica Roma. Quelli che giungono al Principato con la virtù, lo acquistano difficilmente ma lo mantengono poi più facilmente. Si può obiettare che qualsiasi capitano, anche non mercenario sia così. Ma deve essere grande inquisitore e poi paziente uditore; anzi deve sgridare quelli che per rispetto non dicono il loro pensiero. Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 1 mag 2017 alle 17:37. E siccome molti pensano che un Principe che dia di sé opinione di prudente, sia così non per natura, ma per i buoni consigli che ha, senza dubbio s'inganna. E a chi obbietta: se il popolo ha possedimenti al di fuori del castello e li vedrà bruciare, stanco del lungo assedio, si dimenticherà del suo signore, l'Autore risponde che un Principe potente e virtuoso saprà sempre come cavarsela, ad es. Accedi Iscriviti; Il Principe. Questi ultimi sono nuovi o del tutto - come quando, a seguito di una conquista o di un colpo di Stato, una nuova famiglia sostituisce quella prima reggente - oppure come membri aggiunti allo Stato ereditario del Principe, come successe al Regno di Napoli dopo la morte di Federico I, che diventò infatti parte dei territori sottomessi alla corona di Spagna. È felice chi si accorda coi tempi, è infelice chi non lo fa. Virtù e fortuna di Cesare Borgia; sua conquista della Romagna; sua spietata risolutezza nello spegnere le ribellioni (massacro di Sinigaglia). Learn Italian from Il Principe (capitoli scelti) - Nicolò Machiavelli using the LingQ language learning system to learn from content of interest. Machiavelli, attraverso il suo trattato, avrebbe voluto quindi incitare i principati italiani a prendere le redini del paese, ormai sommerso da queste continue guerre, credendo che l'unico modo per riacquistare valore, in quel preciso periodo, fosse proprio un governo di tipo monarchico. 0:00 - Introduzione0:15 - Capitolo 69:17 - Capitolo 15#machiavelli #pensieropolitico #francescomariatoscano Un buon principe deve saper imitare quello che in passato fecero i principi migliori, come Alessandro Magno con Achille e Scipione con Ciro. Difficili i primi da conquistare (perché assuefatti alla servitù), ma facili da conservare. Anno Accademico. I critici risorgimentali sostennero la tesi che il Principe fosse una specie di manuale delle nefandezze della tirannide, celebre l'immagine del Foscolo dei Sepolcri ("quel grande che temprando lo scettro ai regnatori gli allor ne sfronda ed alle genti svela di che lagrime grondi e di che sangue"). Degli esempi di questi modi di governare si possono trarre dagli Spartani e dai Romani. E ancora: un Principe deve mostrarsi amante delle virtù e onorare gli artisti; deve amare i suoi cittadini nelle loro arti ed organizzare feste e spettacoli nei tempi opportuni, inoltre radunarsi a volte insieme al popolo e dare esempi di umanità e magnificenza. Perciò il Principe deve avere solo la guerra come scopo, come unica arte propria. Data Voti Positivi. Difficoltà del principato nuovo (gli uomini cambiano volentieri signore credendo di migliorare: l'esperienza li delude. I più virtuosi a governare e mantenere un Principato sono stati Mosè, Ciro di Persia, Romolo, Teseo. Mai un Principe nuovo disarmò i propri sudditi, e quando li trovò disarmati, li armò, perché quelle armi diventano tue fedeli, tue partigiane. le città della Germania). Francesco per li debiti mezzi, e con una sua gran virtù, di privato diventò Duca di Milano, e … Quando un Principe acquista uno Stato nuovo come membro aggiunto ad uno vecchio, deve disarmare quello Stato eccetto gli amici che lo hanno aiutato. Le preoccupazioni primarie erano due: nessun forestiero doveva entrare in Italia e nessuno di loro doveva estendere il suo dominio. La migliore fortezza è il non essere odiato dal proprio popolo, perché le fortezze non ti salvano se sei odiato dal popolo. Ma, anche se è un fenomeno potente, tuttavia gli uomini in tempo quieto vi possono prendere provvedimenti con ripari ed argini, in modo che, quando si verifichi la piena, l'acqua verrebbe incanalata e non procurerebbe gravi danni. Gli uomini vanno quindi o trattati con dolcezza o annientati. L'Autore loda molto questa consuetudine, perché è stata testata dalla prova del tempo: nondimeno alcuni hanno perso il loro Stato lo stesso. Questi Principi sono gli unici ad avere Stati e a non difenderli, ad avere sudditi e a non comandarli. Il principe può mantenerli con facilità purché non abbandoni la tradizione di governo degli antenati. Nella sua analisi sulla "sindrome morale", Jane Jacobs ha evocato l'importanza della ricchezza nella dimostrazione di potere. Non sanno perché essendo sempre vissuti alle spalle di altri, a meno che non siano uomini di virtù straordinarie, non sono capaci per natura a comandare. "Machiavellico" è un termine associato alla falsa sintesi del pensiero filosofico di Machiavelli, ossia quella de "il fine giustifica i mezzi". Ma per tenere uniti i sudditi non si deve curare della fama di essere crudele: tra tutti i Principi il nuovo è per forza di cose considerato crudele. Chi fa diversamente, deve sempre avere il coltello in mano. Esempi: Agatocle siracusano e Oliverotto da Fermo. Esaminando le azioni di questi grandi, si vedrà che l'unica cosa che hanno avuto dalla sorte sia stata l'occasione a fare ciò che hanno fatto. Al principato si arriva o per fortuna o per virtù: in quest'ultimo caso la conquista è più stabile, come mostrano gli esempi di Mosè, Ciro, Romolo, Teseo e Gerone siracusano. Un Principe deve consigliarsi sempre, ma quando vuole lui, non quando vogliono gli altri, anzi deve essere scoraggiato o sconsigliato se lui non vuole. Non vi è alcuna esperienza tràdita dal passato che non possa essere smentita da una nuova esperienza presente; tale mancanza di scientificità spiega la mancata sottomissione di Machiavelli alla auctoritas degli antichi: reverenza ma non ossequio nei suoi confronti; gli esempi storici sono utilizzati per un'argomentazione non scientifica ma retorica. Discerne quello che intendono anche gli altri, o eccellente, Non intende ne da sé né dagli altri, o inutile. VII - De principatibus novis qui alienis armis et fortuna acquirunturI principati nuovi conquistati con le armi e la fortuna altrui. Perciò è più virtù essere misero, partorendo una infamia senza odio, che, per essere liberale, divenire un rapace che partorisce il suo contrario. Questi ultimi si conquistarono immediatamente il favore dei meno potenti, a causa dell'invidia che essi avevano sviluppato nei confronti di chi era più potente di loro. Osservazioni sui principati lontani e disformi di lingua e costumi (a mantenerli occorre fortuna e industria: è necessario che il principe vi risieda; che vi mandi colonie; che si faccia amici i meno potenti senza accrescere troppo il loro potere). (titolo assegnato nell'edizione originale postuma di Antonio Blado e poi unanimemente adottato, ma il titolo originario era in lingua latina: De Principatibus, "Sui principati") è un saggio critico di dottrina politica scritto da Niccolò Machiavelli probabilmente tra la seconda metà del 1513 e l'inizio del 1514[1], nel quale espone le caratteristiche dei principati e dei metodi per conquistarli e mantenerli. XIV - Quod principem deceat circa militiamIl rapporto tra il principe e gli eserciti. storico Mosè e gli Ebrei). Al Principe è necessario vivere sempre con quello stesso popolo, ma non necessariamente con gli stessi grandi, perché li può creare e dimettere a suo piacimento. Come fuggire lo essere sprezzato ed odiato, XX. Questo tipo di Principati si dissolvono però quando tentano di passare dall'ordine civile all'ordine assoluto, perché questi Principi comandano o mediante loro stessi o per mezzo di magistrati; questi ultimi, specialmente nelle avversità, gli possono togliere con grande facilità lo Stato ribellandosi o non ubbidendogli. Distinzione fra repubbliche e principati; fra principati ereditari e nuovi (come Milano per Francesco Sforza) e quelli aggiunti a uno stato ereditario (come Napoli per il re di Spagna). Bisogna però vedere se questi rivoltosi fanno parte per sé stessi, e quindi basta un loro cenno alla rivolta, oppure dipendono da altri, e bisogna che forzino la mano. essere in alcuni blocchi tematici, come per altro lautore indica sin dal capitolo uno, che costituisce una sorta di indice generale. Mentre un esempio di fortuna può essere che due Stati siano alleati, un esempio di occasione è il fatto che bisogna allearsi con qualche altro Stato o comunque organizzarsi per essere pronti ad un loro eventuale attacco. Perché solo la morte di Alessandro e la sua malattia si opposero ai suoi piani. A ognuno dà fastidio questo dominio barbaro. Negli Stati ereditari, in cui la stessa stirpe governa già da tempo, le difficoltà derivate dal loro mantenimento sono assai minori rispetto a quelle che si riscontrano negli Stati nuovi. È stata sempre consuetudine dei Principi edificare fortezze che siano il freno contro quelli che tramano contro di loro. I Principi, e specialmente i nuovi, hanno trovato più fede in quegli uomini che al principio del Principato erano sospetti. Alcuni Principi per mantenere lo Stato hanno disarmato i loro sudditi; altri hanno diviso le loro terre. Non esiste cosa che consumi se stessa quanto la liberalità, cioè a dire, a mano a mano che viene usata fa perdere la facoltà di usarla, conducendo alla povertà; ovvero, per fuggire la povertà, ti fa divenire rapace e odioso. Gli antichi vedevano infatti nel conflitto un elemento di instabilità della comunità politica. Contando che gli eserciti svizzeri e spagnoli non sono così terribili come si dice, egli potrebbe creare un terzo esercito che li vinca. Essi vogliono essere tuoi soldati in tempo di pace, ma andarsene in tempo di guerra. Siccome ciò presuppone virtù o fortuna, ognuno di questi due elementi mitiga le difficoltà che sono molte: però colui che si è meno fidato della sorte, mantiene più a lungo il suo regno. Nessuna cosa fa stimare un Principe quanto le grandi imprese, ovvero dare di sé rari esempi (es. De principatibus novis qui alienis armis ed fortuna acquiruntur. La liberalità è considerata in maniera negativa: all'inizio ti fa avere una buona fama, dopo, finiti i soldi, ti costringe a imporre tasse e quindi ad essere odiato dai sudditi e poco stimato dagli altri per la povertà. Le qualità che, secondo Machiavelli, deve possedere un "principe" ideale (ma non idealizzato), sono tuttora citate nei testi sulla leadership: Secondo Machiavelli la natura umana è malvagia e presenta alcuni fattori, quali le passioni, la virtù e la fortuna[5]. E questo fece in quattro modi: Di queste cose ne fece solo tre. In conclusione il Principe deve tenere in poco conto le congiure quando il popolo gli è fedele, ma quando gli è nemico deve temere di qualsiasi persona (es. Le mercenarie e ausiliare sono inutili e pericolose, perché infedeli e pavide: prova ne è stato, in Italia, il loro dissolversi al primo assalto dello straniero (Carlo VIII). Questi ministri devono essere così devoti al loro signore da pensare prima a lui che a loro stessi e se un principe ha la fortuna di trovarne uno così se lo deve mantenere con doni e elogi. Perché gli uomini pensano più al presente che al passato: e quando nel presente trovano il bene ci godono e non cercano altro; anzi prenderanno ogni difesa per lui, e così la sua gloria si duplicherà: inizio di un principato nuovo e rafforzato da buone leggi, buone armi, buone amici, e buoni esempi. Di adulatori sono piene le corti perché gli uomini si compiacciono nelle loro cose e vi si ingannano, tanto che difficilmente se ne possono difendere. Della natura di volpe è necessario prendere il saper ingannare gli uomini. Non c'è paragone tra uno armato e uno disarmato. Di questo non si può parlare molto perché è una cosa che varia da caso a caso. Insomma la ragione prima della perdita di uno Stato è non conoscere quest'arte, e quello che li fa, al contrario, acquistare è esserne pratico. Lo stile è quello tipico di Machiavelli, cioè molto concreto in quanto deve essere in grado di fornire un modello immediatamente applicabile. Prima di tutto sarebbe opportuno che il principe che acquista il nuovo stato vi ci andasse ad abitare, come fece Maometto II in Grecia. Dopo aver esaurito il tema “Principato” non resta che parlare delle offese e delle difese che ogni Principato può mettere in campo. Chiunque non gestisca bene queste situazioni, finirà per perdere quindi la provincia conquistata e nel tempo in cui sarà ancora all'interno di questo territorio, dovrà affrontare solo molte difficoltà e problematiche. I Principati ecclesiastici si acquistano per virtù o per fortuna e si mantengono senza né l'una né l'altra perché sorretti e convalidati dai dogmi antichi della religione che sono così forti che fanno mantenere al Principe lo Stato in qualsiasi modo Egli lo governi.