I manoscritti oggi noti sono infatti circa ottocento (un registro è consultabile sul sito www.danteonline.it a cura della Società Dantesca Italiana, dove è possibile inoltre visionare direttamente un ampio numero di codici). L'ultimo di quei versi: "Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate", incute nuovi dubbi e nuovo timore in Dante, ma il suo maestro e guida gli sorride e lo prende per mano perché ormai bisogna andare avanti. Egli narra di aver visitato, per volontà divina, l'Inferno, il Purgatorio, il Paradiso. [51], È probabile tuttavia che la Commedia sia stata inizialmente diffusa per cantiche o gruppi di canti; non sarebbe quindi mai esistito un originale esplicitamente pubblicato dall'autore; in questo senso vanno citati gli studi di Riccardo Viel,[52] che ritiene impossibile disegnare un unico stemma codicum dell'opera, dovendosi procedere per singole Cantiche o addirittura per gruppi di canti. La Divina Commedia è unâ opera scritta in lingua volgare fiorentina, seguendo una struttura in terzine incatenate di endecasillabi (poi chiamate per antonomasia terzine dantesche). Garanzia di tale speranza sono la gravità del dolore sopportato da coloro che sono rimasti fedeli a Cristo e la promessa di Cristo stesso di non abbandonarli, nonché la certezza, basata sull'Apocalisse di Giovanni, della sconfitta finale dei malvagi. diario di Lodovisca Poesia, Ma ecco che, dopo essersi riposato e poi incamminato lungo la spiaggia deserta verso il colle, mentre si appresta ad affrontare la salita "quasi al cominciar de l'erta" gli si parano davanti, in sequenza, una lince (lonza) dal pelo maculato, un leone e una lupa. Sull'istruzione di Dante la ricerca è tuttora aperta; quasi sicuramente non frequentò regolarmente un'istituzione di studi superiori, e tuttavia la sua opera dimostra perfetta conoscenza delle discipline delle Arti, insegnate come base comune a tutte le facoltà universitarie. E nel 1555 lo stampatore veneziano Lodovico Dolce, influenzato dal 68-69, cfr. Il pensiero politico del poeta ruota perciò attorno alle istituzioni del Papato e dell'Impero e alle loro funzioni, motivi già trattati nel Convivio e nel De Monarchia.[26]. La struttura del poema dantesco. Chi era Casella? Divina Commedia - Inferno - V Canto (superiori) Tipo: lezione ... anche se ciò non poteva essere possibile perché Francesca sapeva benissimo che Paolo era già sposato. Si trova a Campobello di Licata[72]. XXXII, 160), e l'esigenza di combatterle nella speranza di un rinnovamento. Dopo avere bevuto prima le acque del Lete e poi dell'Eunoè, infine, Dante segue Beatrice verso il terzo ed ultimo regno: il Paradiso. Giunti qui, il luogo dove per poco dimorarono Adamo ed Eva prima del peccato, Virgilio e Dante si devono congedare, poiché il poeta latino non è degno di guidare il toscano fin nel Paradiso, e sarà Beatrice a farlo. I sesti canti del poema sono di contenuto politico, secondo una visione che si amplia da Firenze (Ciacco, Inferno), all'Italia (Sordello da Goito, Purgatorio), all'impero (Giustiniano I, Paradiso). Dante è stupito: non vede più la schiena di Lucifero e Virgilio gli spiega che ora si trovano nell'Emisfero Australe. I. Inferno. Vasco da Gama, Vasco Pratolini, ecc.) Il vero e proprio viaggio attraverso l'Inferno ha inizio nel Canto III (nel precedente Dante esprime i suoi dubbi e le sue paure a Virgilio riguardo al viaggio che stanno per compiere e l'azione si svolge sulla Terra presso la selva). È netto il favore concesso al ramo fiorentino che deriverebbe in ultima analisi dal codice migrato nel 1322 a Firenze nella bisaccia di Jacopo Alighieri. La lunghezza di ogni canto va da un minimo di 115 versi ad un massimo di 160; l'intera opera conta complessivamente 14 233 versi. [32] "Ad alimentare questo clima di attesa e di speranze contribuì inoltre il commento all'Apocalisse del francescano Pietro di Giovanni Olivi (Pierre Olieu, 1248-1298), le cui idee Dante conobbe frequentando a Firenze la scuola conventuale francescana di Santa Croce, dove conobbe anche uno dei suoi più ferventi discepoli, Ubertino da Casale (1259 - 1330 circa). COMMEDIA= l'autore la chiama cos riguardo al contenuto (perch ha un inizio triste e una conclusione lieta) riguardo allo stile (perch usa la lingua del popolo e l'adatta a tutti gli argomenti, anche quelli pi umili) page, Poesia, Tre sono i gruppi di peccatori nell'Inferno (incontinenti, violenti, fraudolenti); nel Purgatorio le anime sono divise fra coloro che indirizzarono il loro amore su un oggetto sbagliato, quelli che furono poco solleciti al bene e quelli che amarono troppo i beni mondani; nel Paradiso i beati sono divisi fra gli spiriti che furono dediti alla ricerca della gloria terrena, gli spiriti attivi e gli spiriti contemplativi. Nell'Epistola XIII (la cui paternità dantesca non è del tutto certa), indirizzata a Cangrande della Scala, Dante ribadisce in latino il titolo dell'opera: Incipit Comedia Dantis Alagherii, Florentini natione, non moribus ("Incomincia la Commedia di Dante Alighieri, f… Si tratta di un sistema di valori contrapposto alle logiche di molti poteri politici e religiosi nonché alla logica del profitto della borghesia mercantile. La Divina Commedia è dunque superiore in lunghezza sia all'Eneide virgiliana (9 896 esametri), sia all'Odissea omerica (12 100 esametri), ma più breve dell'Iliade omerica (15 683 esametri). Usciti dal cunicolo, i due giungono su una spiaggia, dove incontrano Catone Uticense, che svolge il compito di guardiano del Purgatorio. La loro punizione consiste nel correre nudi dietro a una bandiera senza stemma ed essere perennemente punti da vespe e da mosconi; poco più in là, sulla riva dell'Acheronte (il primo fiume infernale), stanno provvisoriamente le anime che devono raggiungere l'altra riva, in attesa che Caronte, il primo guardiano infernale, le spinga nella sua barca e le traghetti di là. viene detta divina. L'Inferno, la prima delle tre cantiche, si apre con un Canto introduttivo (che serve da proemio all'intera opera), nel quale il poeta Dante Alighieri racconta in prima persona del suo smarrimento spirituale e dell’incontro con Virgilio, che lo condurrà poi ad intraprendere il viaggio ultraterreno raccontato magistralmente nelle tre cantiche. Si desume da Inferno XXXIV, vv. L'atmosfera terrifica e dolente dell'Inferno è caratterizzata dalla disarmonia (III, 22-28; V, 46; XX, 8-9; XXXII, 36). Tutto in Dante ha un valore soggettivo, il poema non è solo la storia dell'anima cristiana che si volge a Dio, ma anche la vicenda personale di Dante, inestricabilmente intrecciata agli avvenimenti che narra. La vastità delle testimonianze manoscritte della Commedia ha comportato un'oggettiva difficoltà nella definizione del testo: nella seconda metà del Novecento l'edizione di riferimento è stata quella realizzata da Giorgio Petrocchi per la Società Dantesca Italiana. Da un punto di vista filologico le edizioni si dividono in due gruppi: quelle derivate dall'edizione di Foligno, ma più o meno corretta o modificata (in tutto quattro edizioni), e quelle derivate dall'edizione di Mantova (undici in tutto); nel secondo gruppo rientra anche la più famosa edizione del secolo, destinata ad avere molte ristampe e grande successo anche nei secoli successivi, soprattutto nel Cinquecento: si tratta della stampa curata dall'umanista fiorentino Cristoforo Landino (Firenze, 1481). Oltre il fiume, sull'altra sponda è il secondo girone, (che Dante e Virgilio raggiungono grazie all'aiuto del centauro Nesso); qui stanno i violenti contro sé stessi, i suicidi, trasformati in arbusti secchi, feriti e straziati per l'eternità dalle Arpie (tra loro troviamo Pier della Vigna); nel secondo girone stanno anche gli scialacquatori, inseguiti e sbranati da cagne. Testo inedito ora per la prima volta pubblicato, Expositio seu comentum super “Comedia” Dantis Allegherii, Translatio et Comentum totius libri Dantis Aldigherii, cum textu italico Fratris Bartholomaei a Colle eiusdem Ordinis, nunc primum edita, Inferno della Commedia di Dante Alighieri col comento di Guiniforto delli Bargigi, tratto da due manoscritti inediti del secolo decimo quinto, Postille di Torquato Tasso alla Divina Commedia di Dante Alighieri, Postille alla Divina Commedia, edite sull'autografo della R. Biblioteca Angelica, Discorso sul testo e su le opinioni diverse prevalenti intorno alla storia e alla emendazione critica della Commedia di Dante, Di alcuni commenti della Divina Commedia composti nei primi vent'anni dopo la morte di Dante, Storia della critica e filologia dantesca, Après une lecture de Dante: Fantasia quasi Sonata, https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Divina_Commedia&oldid=118095497, Voci con modulo citazione e parametro pagine, Template Webarchive - collegamenti all'Internet Archive, Scheda libro con lingua originale non riconosciuta, Voci non biografiche con codici di controllo di autorità, licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo, toscano, fiorentino letterario (antico italiano), L'inizio della stesura dell'Inferno nel biennio 1304-05 oppure in quello 1306-07, in ogni caso dopo l'esilio (1302) mentre il poeta si trovava in. Oltre la città, il poeta e la sua guida scendono verso il settimo cerchio lungo uno scosceso burrone (burrato), alla fine del quale si trova il terzo fiume infernale, il Flegetonte, un fiume di sangue bollente presidiato dai Centauri. Perché Casella si trova nel Purgatorio? Prima di addentrarci nelle peculiarità dell’opera dantesca, vediamo quali sono le cose da sapere sull’ispirazione che ha portato Dante a scrivere questo capolavoro della letteratura italiana. Dante ama l'espressione concentrata, il rilievo visivo e rifugge dai legami logici, il suo linguaggio è essenziale. 2. Boccaccio. L'opera però possiede anche una sua perenne validità e ha una fondamentale funzione storica e civile. Dante si riferisce a san Giovanni e all'Apocalisse di Giovanni nell'Inferno (XIX, 106-111) e nel Paradiso (XXXII, 127-128). Agli antipodi di Gerusalemme, e quindi al centro della semisfera acquea, si ergeva l'isola montagnosa del Purgatorio, composta appunto dalle terre fuoriuscite dal cuore del mondo all'epoca della ribellione degli angeli. Siffatta subordinazione è rigida e imperante e nell'assoluto valore dell'allegoria, nella fedeltà ai modi e allo stile ereditati dalla letteratura precedente è il medievalismo di Dante. Nell'ultima zona si trovano i tre grandi traditori: Cassio, Bruto (che complottarono contro Cesare) e Giuda Iscariota; la loro pena consiste nell'essere maciullati dalle tre bocche di Lucifero, che qui ha la sua dimora. Nel Purgatorio è Dante stesso che affronta la tematica politica. Il Paradiso è la cantica in cui la musica, intrecciandosi con le immagini luminose, costituisce la sostanza della cantica stessa. Come Gioacchino da Fiore e la linea spirituale del francescanesimo, anche Dante, nel suo messaggio profetico, prospetta "l'ideale di una Chiesa povera e aderente ai princìpi evangelici, che dopo Cristo è stato sostenuto solo da San Francesco, ritenuto per questo da Dante un secondo Cristo (v. Paradiso XI), iniziatore di una svolta decisiva nella storia cristiana. Dante ritiene infatti non lontana la fine dei tempi: Vedi nostra città quant'ella gira;/vedi li nostri scanni sì ripieni,/che poca gente più ci si disira (Par. Bisogna ricordare altresì il viaggio oltremondano (catabasi) di Drythelm nella Storia ecclesiastica d'Inghilterra scritta da Beda il Venerabile nel secolo VIII. [18] Il viaggio all'Inferno e nel monte del Purgatorio rappresentano infatti l'attraversamento dell'intero pianeta, concepito come una sfera, dalle sue profondità alle regioni più elevate; mentre il Paradiso è una rappresentazione simbolico-visuale del cosmo tolemaico. Dante e Virgilio si trovano sotto la città di Gerusalemme, davanti alla grande porta su cui sono impressi i versi celeberrimi che aprono questo canto. [54] Da ultimo è stata avanzata, da parte di Angelo Eugenio Mecca, una proposta lachmanniana (come quella di Trovato) ma su basi 'barbiane' (da Michele Barbi, che propose l'utilizzo di loci selecti, ossia passi scelti, per sistemare in gruppi e famiglie tutti i manoscritti noti della Commedia): Mecca sostiene l'accantonamento dell'idea dell'esistenza di un archetipo per la Commedia, che resta non dimostrabile né storicamente probabile; la diffusione della Commedia per cantiche separate se non per blocchi di canti, cosa che deve indurre il critico a tracciare prudenzialmente tre stemmi, uno per cantica; l'articolazione della tradizione della Commedia in tre subarchetipi, al posto dei due finora riconosciuti (α e β, rispettivamente tradizione toscana e settentrionale), ossia: tradizione toscana (α), tradizione emiliano-romagnola (Urb e affini: ε), tradizione lombardo-veneta (Mad Rb e affini: σ); la selezione come testimoni-base della futura edizione critica della Commedia di un numero congruo di testimoni, rappresentativi di tutti e tre i subarchetipi riconosciuti; l'adozione della lezione genuina secondo il criterio della maggioranza (due subarchetipi contro uno). Ugolino appare nell'Inferno sia come un dannato che come un demone vendicatore, che rode per l'eternità il capo del suo aguzzino. In linea di massima la critica odierna colloca: Non ci è pervenuta alcuna firma autografa di Dante, ma sono conservati tre manoscritti della Commedia copiati integralmente da Giovanni Boccaccio, il quale non si servì di una fonte originaria, ma di manoscritti a loro volta copiati. Il purgatorio vero e proprio è un monte scosceso, formato da ampi dirupi e cerchi rocciosi, a ciascuno dei quali è preposto un angelo guardiano. 85-87); gli specchi al piombo (Inferno - Canto ventitreesimo, vv. Trovandosi di fronte a cotanto personaggio Dante, con una punta di vergogna, dichiarandosi suo discepolo e dichiarando l’opera sua figlia dell’opera Virgiliana chiede aiuto per sfuggire alla lupa "la bestia per cu’ io mi volsi". 85-87); all'accensione del fuoco con esca e acciarino (Inferno - Canto quattordicesimo, vv. Dante e Virgilio giungono poi al quinto cerchio, davanti allo Stige (il secondo fiume infernale), nelle fangose acque del quale sono puniti iracondi e accidiosi, e qui i protagonisti hanno un alterco con Filippo Argenti; i due Poeti vengono traghettati sulla riva opposta dalla barca di Flegias, quinto guardiano infernale. [46], Secondo il filosofo Frederick Copleston, il rispetto nutrito da Dante nei confronti di Averroè ("Averrois, che'l gran comento feo" Commedia, Inferno, IV, 144), Avicenna e Sigieri da Brabante sarebbe il frutto di un "notevole debito" del poeta nei confronti della filosofia islamica. La lince gli sbarra il cammino, impedendogli di avanzare e quasi forzandolo a tornare sui suoi passi "‘mpediva tanto il mio cammino/ch'i' fui per ritornar più volte vòlto", il leone pareva andargli incontro fiero, affamato e ruggente, mentre la lupa, ultima delle tre fiere a pararglisi davanti, incede verso il poeta, respingendolo indietro, verso l’abisso dal quale Dante sta tentando di allontanarsi.